Dopo aver vinto le elezioni amministrative, il leader indipendentista Hashim Thaci ha dichiarato che il Kosovo prenderà una decisione sul suo status in coordinamento con UE e USA dopo il 10 dicembre, quando i mediatori della troika UE-USA-Russia presenteranno il loro Rapporto all’ONU.
Le dichiarazioni di Thaci seguono l’appello rivoltogli dai ministri degli Esteri dell’UE, che hanno chiesto ai leader della maggioranza albanese dell’attuale provincia serba «massima prudenza», cioè di non procedere con atti unilaterali verso l’indipendenza. La richiesta è stata accolta, ma il leader kosovaro ha reso noto di essere contrario a ogni possibile slittamento della scadenza, dichiarando: «Speriamo che la comunità internazionale faccia di tutto per una soluzione rapida».
Sta ora alla troika di mediazione tentare di sbloccare il negoziato tra serbi e kosovari. Se le parti resteranno nella posizione di chiusura, i negoziati potrebbero terminare anche in anticipo rispetto alla scadenza dell’ONU, viceversa «se si cominciasse a vedere la luce in fondo al tunnel, la troika potrebbe decidere per l’inizio di dicembre una nuova missione nella regione», fanno sapere fonti europee. Un’ipotesi al vaglio è quella di uno statuto neutrale per il Kosovo, sul modello tedesco istituito nel 1972 per le due Germanie, mentre la proposta avanzata finora dell’ONU prevede una «indipendenza condizionata».
La vittoria elettorale dell’ex combattente del Pdk rafforza indubbiamente l’opzione indipendentista, avanzata da vari rappresentanti della maggioranza albanese ma fermamente osteggiata dalle autorità della Serbia. Si tratta perಠdi una «legittimazione debole» quella di Thaci, come osserva il Parlamento europeo, dal momento che le elezioni si sono svolte conformemente agli standard internazionali ma con una bassa partecipazione alle urne: hanno infatti votato circa 1,5 milioni di cittadini, cioè appena il 45% degli aventi diritto. Se da un lato era attesa la scarsa partecipazione della minoranza serba, invitata da Belgrado a boicottare le elezioni, desta allarme la bassa affluenza della maggioranza albanese, causata probabilmente dal malcontento economico e sociale e dall’incertezza sul futuro della provincia.
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